Lo Puy Valle Maira - Azienda Agrituristica
agosto 16th, 2017
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La Ceramica

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Ceramica 011

Lo Grasal: una piccola bottega di vasellame grès e porcellana al Puy.

GRASAL in occitano arcaico significa vaso; Secondo Pierre Borel la voce Graal o Grèal è parola Guascona, che significa un vaso di terra o creta che si nomina ancora Grasal in Tolosa e in Montalbano, e che è voce derivata da Grais che significa Creta, perché tali vasi eran appunto formati di creta cotta (Trésor des antiquités francaises).

GRAIS corrisponde a creta ed è simile al termine GRES, materiale da me utilizzato. Si tratta di un’argilla naturale mescolata a silice e feldspato altamente refrattaria.

Grasal è quindi un nome antico, come antico è il mestiere del vasaio.

Nel 2006 incontro la terra e mi sforzo di cercarne il centro lavorando al tornio e creando ceramica d’uso quotidiano. Non mi ritengo una ceramista, ma una semplice vasaia “a metà tempo” perché questo non è il mio lavoro principale. Conduco infatti una piccola azienda agricola che collabora con l’azienda agricola Lo Puy: insieme alleviamo capre e produciamo formaggio, perciò mi dedico alla ceramica soprattutto in autunno e in inverno, diversificando così i mestieri in base alle stagioni. Le mani nella terra le ho comunque tutto l’anno!

Creo i miei pezzi in borgata, in un piccolo laboratorio recuperato da una vecchia stalla, dove mi trovo a realizzare “contenitori vuoti” fatti per essere riempiti di vita quotidiana. Come cantava Claudio Rocchi, “Nel vuoto del vaso sta il senso dell’uso” (da La norma del cielo).

Questa passione è nata “per colpa” di un amico che mi ha suggerito d rivolgermi a Studio Potter, storica bottega di Peveragno, in provincia di Cuneo (www.studiopotterpeveragno.com). Adriano, meglio conosciuto come Plìfiu, e Laura sono stati generosi nell’accogliermi nel loro studio per mostrarmi gesti e tecniche e tramettermi passione e amore per il bello.

 

È un’antica magia quella che si prova sentendo la terra girare tra le mani sul tornio e plasmare linee di confine tra il  dentro e il fuori. Creare forme sinuose, prima longilinee e poi larghe, basse o ripide comporta concentrazione nelle mani e libertà nella mente. Gesti ripetuti migliaia di volte portano le dita ad essere secondi occhi.

 

Nella fase detta “a crudo” l’oggetto tornito è molto morbido e può essere modellato più volte e rifinito mano a mano che asciuga. Mi trovo così di fronte a mille possibilità, e modifico la terra fino a scegliere la forma definitiva. Anche se il tempo e la pratica permetterebbero di ottenere pezzi identici, la bellezza di ogni singolo oggetto sta essenzialmente nella lavorazione manuale che conferisce l’unicità artigianale.

Il pezzo crudo impiega circa due settimane ad asciugarsi in base anche alle sue dimensioni: se è grande e spesso ha bisogno di più tempo per asciugarsi naturalmente.

A questo punto seguono due cotture:

la prima volta a 950° – biscotto; la seconda – smaltatura – a 1280°.

Poiché nella prima cottura i pezzi si possono inserire uno dentro l’altro e, dato che il forno è piuttosto capiente, per riempirlo impiego parecchio tempo.

Cuocio i miei pezzi in un forno a gas arrivato dall’Australia; dopo qualche passaggio tra le mani di altri vasai ha deciso di fermarsi in Val Maira. L’idea originale, disponendo di numerosi boschi nei d’intorni della borgata, era quella di costruire un forno a legna, ma nel frattempo è giunta l’occasione di acquistare questo forno a gas che mi permette di accorciare di molto il tempo di cottura. È un ottimo forno, molto potente e mi permette di cuocere in riduzione: si toglie ossigeno all’interno del forno conferendo agli smalti colori più tenui e caldi. Anche se non venisse smaltato, il grès è un materiale comunque molto robusto ed impermeabile, ma la smaltatura, con cui si distribuisce uno stato vetroso sugli oggetti, oltre ad una funzione estetica permette di facilitarne la pulizia. In particolare, prediligo lo smalto a cenere: ciò che è comunemente considerato uno scarto della stufa può invece essere riutilizzato anche per smaltare! Gestire il fuoco non è solo una questione tecnica: durante questa fase della lavorazione mi trovo di fronte ad un’esperienza primordiale.

Pastore e vasaio sono mestieri antichi, completamente estranei al mercato globale come lo è la piccola coltivazione di montagna. Nonostante queste possano sembrare scelte impegnative e difficili, credo fermamente che siano alla base della formazione umana.

Plasmare, tornire, rifinire, asciugare, cuocere, smaltare, cuocere ancora: mi trovo di fronte ad un percorso lungo e paziente, che mostra nell’attesa la forza di ogni cambiamento profondo. L’uso più in generale delle mani nella creazione artigianale o nella produzione alimentare di piccola scala sono il simbolo di antichi saperi tramandati nel corso della storia e come tali non devono essere dimenticati dall’uomo moderno. L’attaccamento alla terra, alle sue stagioni, alle sue bestie,  dà un senso al tutto: dal nascere al morire ritrovando l’essenziale nelle cose semplici come il falegname che scolpisce il legno e toglie l’eccedenza per realizzare il suo  scopo.

La terra nelle mani si trasforma, con la forza cerca il centro e diventa vaso, un vuoto da riempire. Poi il tempo del fuoco fonde i colori e l’argilla diventa pietra. La terra dà gioia e bellezza facendosi forma.
DOVE SI POSSONO ACQUISTARE?

Le ceramiche si possono acquistare in borgata presso l’esposizione presente all’interno della bottega Lo Grasal.

Inoltre l’agriturismo La Chabrochanto offre la possibilità di “testare” le ceramiche grès attraverso i suoi piatti. Inoltre si potranno acquistare on-line pezzi indicati nell’apposita pagina.

Durante il mese di dicembre partecipo ai mercatini di Natale a:

Dronero, 7-8/12

Marmora, 15/12

Cartignano, 23/12. 

 

Per info: Lara 347.14 54 741


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